giovedì, aprile 12, 2012
Volontariato a Istanbul
ISTANBUL: I muri della stanza di Haçik sono sporchi di fumo, ammuffiti e crepati. E’ proprio un peccato soprattutto perchè Haçik (che in armeno, lingua madre di Haçik, significa croce) è un ex imbianchino di 68 anni. Ma nella sua lista della spesa ci sono priorità più urgenti che il colore per la sua stanza di 10mq: il pane per oggi.
Sopra al letto ha piazzato sacchi di plastica con delle icone di cartone, rosari e piatti di peltro con la Vergine Maria presi da un fabbro di Tahtakale. Una volta al mese Haçik vende queste immagini sacre in una chiesa armena sconsacrata a Beyazit guadagnando tra le 20 e le 50 lire turche (TL) (8-20 Euro). Contrariamante ad altri vecchi abitanti di Dolaptere (un quartiere di Istanbul che risuona di storia e emozioni ma che sta diventando una discarica) i quali si sono trasferiti in altri quartieri, Haçik resiste con orgoglio e onestà nel suo appartemento di 10mq. Haçik rappresenta l’eredità di una antica società multiculturale che il boom della Tuchia moderna vorrebbe dimenticare.
Nonostante i suoi lavoretti Haçik, che non ha diritto ad alcuna pensione, non avrebbe di che pagare la bollette senza l’aiuto di Caritas, una ONG (organizzazione non governativa) affiliata alla chiesa cattolica. Fino al 2009 le famiglie povere a Istanbul avevano bisogno di bussare alla porta di Caritas quando non potevano più pagare l’affitto o non avevano di che comprare il carbone nelle gelide giornate invernali. Così la ONG dava quello che poteva, per lo più vestiti e stufe elettriche, soldi per medicine ed a volte un credito di 50TL (circa 20 Euro) dal vicino negozio di alimentari. In altri casai era sufficiente chiamare i familiari emigrati all’estero e avvertirli della situazione. Ma insegnare a pescare è molto più che regalare un pesce. Dal 2009 dividere la colletta non basta: Caritas ha iniziato un servizio di visite a domicilio che hanno dato aiuto sociale e spicologico accanto a quello economico.
Angelo è un giovane impiegato di origine italiana istanbulota da generazioni fresco di matrimonio. La sua vita non potrebbe essere più diversa da quella di Haçik. Ciononostante i due si incontrano da un anno una volta alla settimana di fronte a un te, quotidiano lubrificante della socievolezza turca. Angelo è uno dei 10 volontari che lavorano con Caritas alle visite a domicilio. Grazie alla cordinazione di Caritas i volontari si prendono cura di 40 familie, vecchi parrocchiani indigenti, giovani tossico-dipendenti, malati o persone esclusi dal sistema sanitario pubblico. Poterbbe sembrare un compito al di sopra delle forze di inesperti volontari. E lo sarebbe infatti se i volontari fossero laciati soli. Ma non lo sono.
Una rivoluzione silenziosa cresce all’interno del mondo del volontariato e il servizio di visite a domicilio è una piattaforma di prova all’avanguardia. L’ONG, esperti e volontari costituiscono una task-force complessa: Caritas organizza la formazione dei volontari con una spicologa esperta in asistenza sociale. Dall’altra parte i volontari si incontrano ogni due settimane per scambiarsli le loro esperienze in presenza di Caritas e assistente sociale e darsi consigli a vicenda. A volte tra volontari e assistiti, come tra Angelo e Haçik, si sviluppano delle buone amicizie, ma nelle situazioni più difficli i volontari cambiano ogni anno l’assistito per assicurare un monitoraggio continuativo ma rischiare un coinvolgimento troppo profondo.
Angelo, come gli altri nove volontari, lavora nel gruppo da circa due anni e -dice- non ha ancora smesso di imparare. Nonostante il suo benessere economico riesce a immedesimarsi con la situazione di Haçik: ‘Potrei anch’io essere come lui, un giorno’ confessa Angelo. Oltre a Haliç Angelo incontra alte tre persone sole, dedicando loro due sere alla settimana. Offre loro compagnia, e verifica che non abbiano bisogno di niente.
Angelo (sarebbe troppo facile dire ‘nomen est omen’ ma il suo impegno porta inevitabilmente a pensarlo) mette in moto una gigantesca macchina di soliderietà tra amici e conoscenti. Questo finesettimana porterà alcuni amici da Haçik. Sposteranno il letto, le icone e il piccolo guardaroba e tinteggeranno la stanza.
The walls of Haçik’s room
ISTANBUL: The walls of Haçik’s room are nasty, musty and cracked. It is a pity especially because Mr. Haçik (witch in Armenian -Haçik's mother tong- means cross) is a 68-year-old former house painter. But in his shopping list there are other more urgent priorities than the paint to whiten his 10mq room: the bread for today.
On his bed he placed carton bags containing some carton icons, rosaries and pewter plates with Virgin Maria collected from a smith in Tahtakale. Once a month Haçik sells these sacred images in a deconsecrated Armenian church in Beyazit earning 20-50 Turkish Lira (TL) (8-20 Euro). Unlike others old inhabitant in Dolaptere (a politically and emotionally resonant historical neighborhood in Istanbul who is now becoming a slam) who moved to other areas, Haçik resists honestly and proud in his 10qm apartment. He represents the heritage of an ancient multicultural society that the booming modern Turkey would like to forget.
Despite his small business Haçik, how doesn't draw any pension, could not pay the bills without the help of Caritas, an NGO affiliated to the Catholic Church. Until 2009 poor families in Istanbul needed to knock at Caritas' door when they could not pay the rent or they froze in winter because they finished the coal. And the charity gave what it could, mostly dresses or an electric heater, sometimes money for the medicines and eventually a monthly credit for 50TL (about 20 Euro) at the local grocer. In other cases it was sufficient to contact family members, who moved abroad, to inform them and escape from poverty. But teaching how to fish is much more than giving a fish. Since 2009 sharing the collect is not enough: the Caritas started a home care service giving social and psychological help besides the economical one.
Angelo is an Italian origin employer living in Istanbul recently married. His life could not be more different with Haçik’s one. However the two men meet for about a year once a week for a cup of tea, common lubricant of Turkish sociality. Angelo is one of the ten volunteers working with Caritas for the home-care service. Thank the Caritas' coordination the volunteers care about 40 families, old parishioner, addicted young people, shaken and split families, people with diseased, people without any public social assistance. It might seem to be a task above volunteers' head considered the specific needs emarginated people may have. But volunteers are not left alone.
A silent revolution is rising in the volunteering word and the home-care service in Istanbul is a platform of its advanced testing. NGO, experts and volunteers build a complex task-force: the Caritas organizes volunteers training course with a psychologist experienced in social work. From the other side down volunteers meet every two weeks sharing their experience in the presence of the trainer, giving advice to each other. Some of them have built a solid friendship with their consumers; but in the more challenged situations the volunteers switch every year, to assure continuity but avoid too deep involvement.
Angelo, like the other nine volunteers, works in the group for about two years and he still did not finish learning. Despite his economic security he is able to identify with Mr. Haçik: ‘I may be in his situation, one day’ Angelo confesses. A part Haçik he meets with other three people in need, dedicating about two evenings per week, providing them some time of joy and monitoring their conditions.
Angelo (it would be too obvious to say ‘nomen est omen’ but here his engagement seems to make the very obvious though) moves a huge solidarity machine calling for help between friends and acquaintances. This weekend he will come with some friends to Haçik's place. They will move the bed, the wardrobe and the stove out and whiten Haçik's room.
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