lunedì, luglio 26, 2010

Stephan. La legge morale.


Non ho mai amato molto la filosofia quando ero al liceo. Del grande filosofo di Königsberg, Immanuel Kant, mi restò solo in mente la battuta: “era figlio di un pastore tedesco”. Poi scoprii in primis che non era figlio di un cane, e in secundis che si trattava di una becera battuta.

Allora prima degli esami di maturità imparai che sulla sua lapide fece scrivere: “Il cielo stellato sopra di me, la legge morale in me”: “Der bestirnte Himmel über mir und das moralische Gesetz in mir “. Che cosa volesse dire lo capii veramente quando conobbi Stephan. Come tutti i tedeschi, che lo sappiano o no, Stephan è fondamentalmente kantiano. Feci la sua conoscenza a Istanbul. Una comune amica mi aveva invitato a una serata dedicata a foto di viaggi. Se non fosse che era l’unico straniero in un salotto pieno di turchi non mi sarebbe saltato agli occhi; poi venendo a sapere che era di Heidelberg catturò subito la mia simpatia. Circa dieci anni prima, poco poi che ventenne, Stephan fu messo di fronte a un bivio. La stamperia per cui lavorava si trovava in crisi ed era costretta a licenziarlo. Se avesse dato le dimissioni di sua sponte la stamperia si impegnava a riassumerlo dopo 18 o 24 mesi, a crisi passata. Stephan fece di questo imprevisto un’opportunità. Si trovava con qualche soldo in tasca, senza legami nel cuore, molte idee in testa, con un lavoro in mano (esperto di grafica, foto e stampa), un anno e mezzo di tempo. Tutte le condizioni per aprire il cassetto e prendere il suo sogno: decise di fare un lungo viaggio.

La nostra comune amica aveva mandato a tutti i suoi conoscenti un invito per farci mostrare le foto di quel viaggio. Stephan ci presentò una natura incontaminata e inusuale, spesso osservando come un momento apparentemente meno favorevole può invece tramutarsi in un’opportunità se si è capaci di coglierne il giusto aspetto. Come quella volta che arrivò al Salar de Uyuni, un gigantesco lago salato a 3.600 metri di quota. Una delle attrazioni turistiche più gettonate del Sud America, aperta tutto l’anno salvo un giorno ogni 5 anni, quando piove anche nel deserto. Stephan arrivò proprio in quel giorno. I turisti arrivati dalla capitale, tornarono indietro tra il rassegnato e l’irritato. Lui aspettò lì per 24 ore sotto una precaria tettoia la fine della pioggia. Smise di piovere durante la notte. L’indomani all’alba uno spettacolo mai visto e mai immaginato si apriva davanti ai suoi occhi. Sul lago di sale si erano depositati 10 centimetri di pioggia che riflettevano le vette e le nuvole. Era come camminare su uno specchio che si estende a vista d’occhio a tremila metri di quota. Era come camminare sopra le nuvole vedendo ai propri piedi montagne rovesciate. Stephan scattò foto stupende, uniche.
Mi colpì anche quella volta che sempre la pioggia lo bloccò nel mezzo dell’Australia di fronte al celebre Monte Uluru, regarandogli però un arcobaleno proprio sopra il famosomonolito rosso, che svetta nel mezzo del deserto. Solo per quel giorno era possibile godere di un arcobaleno, e sentire il profumo dei fiori che si aprono dopo aver aspettato per anni la pioggia.

Ma tralascio qui l’imponenza delle montagne, la magia delle cascate, il colore dei fiori nel Sudamerica e nel Sud-est asiatico. E arrivo direttamente in Tailandia. È qui che avviene una svolta non solo nel viaggio, ma anche nella vita di Stephan. Dopo qualche giorno nella caotica e corrotta Bankok, Stephan ricerca la quiete della natura. Arriva in un convento immerso nella giungla dove pensa di fermarsi una settimana. Ma appena entrato capisce che la cosa non fa per lui: giovani rapati camminano a passo di lumaca nel chiostro, nell’angolo una ragazza si lava i denti con una bacchetta con movimenti ossessivamente lenti. Mangiare è consentito solo durante la mattinata dall’alba a mezzogiorno. Nel pomeriggio solo tre cose sono concesse: meditazione, meditazione, meditazione. Se ci si addormenta dopo il pranzo ci si alza con fame di notte. Se non si riesce a controllare la fame non si riesce a prendere sonno. Stephan non aveva mai fatto meditazione prima d’allora. Vorrebbe andarsene se non fosse che all’uscita gli fanno capire di rivolgersi a una ragazza. Stephan conosce Yi, una 23enne nata in Canada da genitori cinesi, che da 5 anni medita in templi in Cina e in Tailandia. Yi gli da qualche consiglio per resistere al sonno e alla fame, per meditare e dimenticare il modo e il corpo e entrare in una più profondo ascolto del sé. La settimana passa in fretta ma il ricordo di Yi e della meditazione restano.

Il viaggio di Stephen procede. Dopo la Tailandia entra in uno stato che per sicurezza non nominerò, dove da più di 20 anni governa un regime militare. Stephen visita un orfanotrofio gestito da delle suore italiane. A Stephan piacciono i bambini, ed è un amore ricambiato. Quella sera suonerà per loro il suo didjeridu portato dall’Australia, portando la musica, la compagnia e la felicità tra i piccoli. In barba alle disposizioni del regime, e rischiando una condanna, le suore italiane gli offrono un giaciglio per la notte. Ma l’indomani è troppo pericoloso fermarsi ancora. Il viaggio continua, con altre tappe verso casa, ma il racconto per immagine che Stephan ci mostra quella sera si interrompe. Molti ospiti fanno salemelecchi e se ne vanno. Io resto e parlo con Stephan per conoscere la vera fine delle sue avventure.


Sulla via del ritorno dal Sud-est asiatico verso l’Europa già qualche amico lo mette in guardia: riuscirai mai a tornare al lavoro? Come sarà possibile la tua comoda vita in Europa dopo così tante avventure nel mondo? Ti sveglierai nel mezzo della notte trovando il tuo letto troppo morbido e nella tua camera ti mancheranno le stelle. Ma Stephan sa che la fine del suo viaggio è l’inizio di un altro viaggio. La natura, per che sa coglierla, c’è abbastanza anche in Germania, nelle Alpi o nei boschi di Heidelberg. E sa che il suo viaggio, i suoi diari, le sue splendide foto non sono fatte per restare chiuse nel cassetto. Una volta tornato organizza delle serate di racconti e fotografie ora sul Sudamerica, ora sull’Australia, ora sul Sud-Est Asiatico. Si autopromuove tappezzando di manifesti la Hauptstrasse. Riesce sempre a riempire il teatro e dopo averlo ascoltato personalmente capisco anche il perché. Ogni serata è magica, e i suoi racconti e le splendide foto commuovono il pubblico.

Stephan lavora in una stamperia e ha raccolto nel mondo migliaia di bellissime foto. Fonda allora la sua casa editrice VitaNatura pubblicando semplicemente cartoline con le foto del suo viaggio aggiungendoci una citazione di Buddah o qualche massima sulla felicità. Un’idea semplice, ma nel tempo di immagini digitali e veloci, preziosa ed elegante. Stephan non dimentica Yi, la monaca buddista di Bankok, né le suore dell’orfanotrofio. Tutto quello che riesce a guadagnare dalle serate di fotografie e dalla cartoline va in beneficenza. Per dare un aspetto istituzione alla sua idea fonda un’associazione, MondoNatura. Una volta ogni due anni riesce a raccogliere abbastanza soldi e a portarli personalmente all’orfanotrofio ed a un lebbrosario gestito dalle suore italiane.

La vita è lunga e procede passo passo. Stephan continua il suo percorso iniziato con la meditazione a Bankok e la ricerca dell’unione con la natura attraverso l’alpinismo e l’esplorazione di nuovi Paesi. Qualche anno fa incontra a Manila la sorella della moglie di un collega e inizia con lei un viaggio nelle isole dell’arcipelago. Da quel viaggio torneranno insieme a Heidelberg. E lì si sposeranno. Lei lavora adesso nell’associazione.

Dopo la serata con Stephan cercai in Internet informazioni sulla sua attività. Dal sito dell’associazione compare un link al suo sito personale: “Da settembre 2010 sarò a tempo pieno “life, business and career coach” per voi” Stephan offre corsi di concentrazione, meditazione e anti-stress per manager alle soglie di una crisi di nervi. Si dedica alla sofisticata arte di aiutare le persone ricche a salvare sé stesse. Insegna loro a ritrovare la legge morale e a guardare il cielo stellato. Un po’ come Kant.

Stephan detiene -forse inconsapevolmente- la kantiana legge morale in sé. La sua vita sembra seguire un filo dritto, che si intesse con le trame della vita e forma un tessuto. Stephan è riuscito a sfruttare tutte le sue potenzialità a cogliere le giuste occasioni. I suoi viaggi non sono dettati dalla voglia di evasione, di trasgressione autodistruttiva di molti amanti della vacanza estrema, ma regolati dall’inseguimento delle proprie emozioni, dalla ricerca dei propri limiti, dalla ricerca costruttiva di sé. Stephan non ha bisogno di qualcuno che gli dica cosa deve fare e cosa è vietato ma sa ascoltare una legge interiore e per tutto il resto sa guardare il cielo stellato.

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