domenica, gennaio 17, 2010

Ciàula scopre la Rana



La incroci in tutti i tuoi momenti importanti: quando vai a scuola, quando cerchi lavoro, quando ti sposi. La mostri anche nei momenti quotidiani, diventati automatici, quando parli, quando leggi un giornale, quando ti lavi, quando scegli cosa indossare, cosa mangiare, dove fare la spesa. La cominci a sentire quando gli altri attorno a te ne hanno una diversa. La impari da bambino in famiglia, a scuola con gli amici, sui libri e con i media e non smetti mai di arricchirla e modificarla. Ti accorgi della sua importanza quando ne vieni privato. E allora in quel momento o la nascondi, o la abbandoni o combatti per difenderla. È la tua identità culturale.

Conosco Rana nel corridoio dell’Università di Istanbul. Rana ha occhi e capelli neri come l’ebano. È piccola, curiosa e il suo sguardo non ha paura. All’università portare il velo è vietato e Rana non vuole cedere al sotterfugio di molte altre studentesse che portano il velo comunque coprendolo però con un cappello. Così quando ci accordiamo per un caffè mi da appuntamento all’uscita principale dell’università. Questa volta arriva coperta. All’uscita infatti è stato piazzato un camerino per permettere alle ragazze rindossare il velo prima di uscire.

Di fronte a un caffè turco chiacchieriamo: Rana studia lingua e letteratura turca è sicuramente molto brava e precisa. Ama Tolstoj e Gogol. Troviamo molti temi in comune scopriamo che Istanbul come Roma si estende su sette colli, che nel mitico esodo dei Turchi dall’Asia Centrale all’Anatolia compare un lupo, come nella leggenda della fondazione di Roma, e che lo stesso nome “Turchia” adottato dopo il crollo dell’impero ottomano deriva dall’Italiano. Ad un certo punto mi chiede cosa penso di Darwin. Probabilmente non riesce a capire come si possa chiacchierare amabilmente con una persona con la quale non si condividono valori comuni. La sua delusione quando dico che Darwin è un genio che ammiro mi ricorda quella dei miei nipotini. Hanno 3-4 anni. Mi capita ogni tanto di mangiare con loro. Quando capiscono che non vado matto per i bastoncini Findus, e che anche la cioccolata del Kinder Sorpresa non mi fa impazzire rimangono sconcertati. Scoprono con sgomento che può esistere una persona (benché buona) con gusti diversi dai loro. Amara tappa del crescere.

D’altra parte io con triviale curiosità le chiedo quando e come ha deciso di velarsi il capo. Mi racconta che sua madre non lo porta ma che è state una libera scelta presa un giorno a 13 anni: ha pensato che se dio esiste bisognare onorarlo senza indugi perché l’indomani potrebbe stato troppo tardi. È sorprendente di poter prendere una decisione così importante a una così giovane età obbligandosi a essere fedeli a questa scelta per tutta la vita, ogni giorno, senza giustificazioni. Ma forse è anche l’incoscienza e il coraggio dell’adolescenza. Sorprendente è che ci si senta in dovere di mostrare tale scelta anche da adulti, senza voler cedere a compromessi o semplicemente alla ragion pratica. In fondo in Occidente ci sono milioni di convinti liberalisti, ma non casca il mondo se per un giorno qualcuno si dimentica a casa la carta di credito.

Con femminile coquetterie ammette di avere una trentina di veli diversi per abbinarli al vestito e all’umore. Non le piacciono però il giallo, il rosso, e tutto ciò che possa attirare troppo l’attenzione. Nemmeno usa nodi particolari che colorano questa tradizione di un significato politico. Secondo Rana uomo e donna sono in sè diversi, secondo una divina dialettica cacciatore, preda. E per questo che la donna non può ricoprire posizioni di ruolo: gli uomini non ascolterebbero il suo messaggio, ma guarderebbero solo il suo corpo. E non a torto le donne si devono dedicare alla casa e quando vanno in moschea devono stare dietro al paravento vicino all’entrata per non distrarre gli uomini.
Ballare, divertirsi in modo frivolo e consumistico, innamorarsi non fa per lei. Che senso ha divertirsi se si ha già l’amore di Dio. Sarebbe un tradimento. Mi ricorda un po’ quello che diceva il filosofo giansenista Blaise Pascal: “Di-vertire. Divergere da un obiettivo, deragliare dal proprio destino”. Per non tradire le proprie idee si incontra che qualche difficoltà anche a Istanbul, affrontare gli sguardi sdegnosi quando si esce da Fatih, il quartiere tradizionale e si sale su un autobus diretto a Bebek, mettersi un cappello sopra il velo per entrare all’università.

Ma piccoli sacrifici rinforzano la fede. Secondo Rana, non esistono vie di mezzo: non si può credere in qualcosa senza volerlo mostrare. Non si può credere solo in modo interiore, ma bisogna esternalo con riti e regole quotidiane. Rana tiene in tasca una specie di rosario con 30 palline, lo usa sei volte al giorno nei tempo destinato alla preghiera. Se in quel momento non ha tempo perché è a lezione, pregare sarà la prima cosa che farà uscendo dall’aula.

Cerca di convincermi che proprio questi riti compiuti in questo modo sono quelli che avvicinano a Dio. Basta leggere il Corano. Ma voi crederesti che il Marchese di Carabàs è morto perché ve l’ha detto il Gatto con gli Stivali? Probabilmente no, come io non mi metto a pregare perché è scritto nel Corano o nella Bibbia. Eppure credo nei Diritti dell’Uomo e mi arrogo il diritto di dire che siano universali, credo nell’evoluzionismo, un po’ nella teoria della metafora e anziché starmene zitto lo scrivo su un blog. Il che in fin dei conti non è molto meno bizzarro che coprirsi il capo.