giovedì, giugno 25, 2009

Studenti sulle barricate



Studenti sulle barricate in Germania

HEIDELBERG-(Germania)-Ancora un giorno di protesta studentesca in Germania. In più di 200.000 hanno protestato a Düsseldorf provocando qualche disagio alla circolazione stradale.
In rivolta anche la città universitaria di Heidelberg. A seguito dello sgombero ad opera della polizia del Rettorato occupato in seguito a uno sciopero da mercoledì la protesta è continuata con un sit-in nella mensa. In serata gli studenti hanno messo in scena con una fiaccolata “il funerale della libertà di espressione”.

A Marburgo ed a Berlino l’occupazione di sedi universitarie continua. Lo sciopero
nazionale dell’istruzione ha coinvolto scuole e università durante tutta la settimana ed è stato sostenuto dal sindacato per la scuola Gew.

Lo sciopero è stato indetto per protestare contro le riforma del sistema scolastico e universitario. Secondo la riforma il ciclo scolastico viene accorciato di un anno, terminando dopo 12 anni di scuola. All’università invece l’entrata a regime del sistema del tre più due, secondo le direttive europee del “processo di Bologna”, ha cancellato la possibilità di scegliere liberamente il curriculum di esami. Inoltre nei Länder governati dalla CDU, gli studenti protestano contro l’introduzioni delle tasse universitarie, circa 500 Euro a semestre e la creazione di Università d’eccellenza che assorbirebbero le risorse finanziarie lasciando scoperte le restanti Università.

Erst aus der Zerbrechlichkeit entsteht Neues



Amara Lakhous, algerischer Intellektueller, ist nach 13 Jahren in Rom nach Berlin umgezogen. Er spricht über Islam, Dialog zwischen den Kulturen und sein Leben in der deutschen Hauptstadt.

Wie fühlen Sie sich in Berlin?

Es ist eine großartige Stadt, in der ein 20-jährigen Traum für mich wahr wird. Als ich in Alger Philosophiestudent war, begann ich einen Deutschkurs am Goethe-Institut. Nach einigen Monaten ließ die islamisch fundamentalische Regierung das Institut schließen. In Rom musste ich als Mitglied einer Minderheit immer und immer wieder mein Wertesystem in Frage stellen und meine Identität neu erfinden. Jetzt habe ich einen italienischen Pass, und gehöre offiziell der Mehrheit. Es ist Zeit mich noch einmal in Frage zu stellen. Berlin ist ein neues Kapitel in meinem Leben.

Immigration, Multikulturalität, Islam und die Rolle der Frau sind Leitmotive in Ihren Werken. Sind Sie Soziologe, Journalist, oder Schrifteller?

Während meiner Doktorarbeit am Institut für Soziologie in La Sapienza, konnte ich lange in den Büchern forschen, aber zu wenig die Menschen beobachten. Als ich später als Journalist für die Adn-Kronos (eine italienische Presseagentur) arbeitete, hatte ich genug Kontakt zu Menschen, aber zu wenig Zeit für den Stil Form. meiner Texte. Als Schriftsteller kann ich mir Zeit für die Recherchen im Vorfeld, für die Beobachtung der Realität, und auch für die Vollendung der Form nehmen. Ich wäre nicht Schrifteller, ohne Soziologe und Journalist gewesen zu sein.

Ihr Roman „Krach der Kulturen um einen Fahrstuhl an der Piazza Vittorio“ ist bereits in sechs Sprachen erschienen. Was macht einen Fahrstuhl an der Piazza Vittorio zu einem so interessanten Ort auch außerhalb Roms?

Mein Roman blickt in die Zukunft. Wie wird Europa in 20, 30, 40 Jahren aussehen? Gehe einfach zur Piazza Vittorio, oder nach Kreuzberg. In solchen Stadtvierteln wurde Integration von einem gleichberechtigten Nebeneinander und Austausch der Kulturen ersetzt. Die Integration ist nur möglich, wenn es eine dominante Mehrheit gibt, aber auf der Piazza Vittorio befinden sich zahlreiche Minderheiten: da ist nur ein gleichberechtigtes Nebeneinanders möglich. Nach Ortega y Gasset entsteht eine neue Gesellschaft, wenn ein Schaf sich von der Herde entfernt und Mut hat, zwischen den Wölfen zu weiden. Tief in der Zerbrechlichkeit findet man das Neue.

Ihr Roman spielt in einem römischen Multi-Kulti-Viertel. Gibt es eine Piazza Vittorio auch in Berlin?

Das Aufeinandertreffen der Kulturen, worum es im „Krach der Kulturen um einen Fahrstuhl an der Piazza Vittorio“ geht, findet in Kreuzberg oder Neukölln bereits statt. Ganz Berlin ist schon ein Piazza Vittorio. Berlin ist verletzlich: die Stadt war lange von der Mauer durchschnitten. Berlin ist noch jung, es hat seine neue Identität noch nicht gefunden, und alle sind in dem neuen Berlin fremd. Im Gegensatz zu Rom spüre ich hier Heiterkeit und gegenseitiges Vertrauen und die Möglichkeit, Arbeit und Privates in einen Gleichklang zu bringen.

Woher kommt das Vertrauen?

In Italien steht die Familie im Mittelpunkt aller menschlichen Beziehungen, das geht auch zu Lasten des Gemeinsinns. Die Deutschen betrachten ihre Werte und Ihre Regeln positiv. In Italien respektieren wir zwar die Regeln, wir mögen sie aber nicht. Die Deutschen respektieren die Gesetzte und Regeln, weil sie darin eine wichtige soziale Funktion sehen.

Amedeo, die Hauptrolle Ihres Romans, stoßt gegen mehreren Xenophoben. Gehört damit der Spruch „Italiani brava gente“ –Italiener, anständige Leute“ der Vergangenheit an?

In letzter Zeit gab es viele Episoden, die der Reputation Italiens nicht gerade zuträglich sind, wie zum Beispiel der Vorschlag, Fingerabdrücke von Roma und Sinti-Kindern aufzunehmen. Trotzdem, je mehr die Festung Europa ihre Grenzen verschließt, desto stärker wird die Idealisierung im europäischen Ausland. In einer Erzählung beschreibe ich die Gedanken eines Kindes aus Tanger. Wäre er 16 Kilometer weiter nördlich geboren, könnte er in Spanien, wie seine Cousins, jeden Tag Bonbons lutschen. Als Junge beneidet er seine europäischen Verwandten, weil sie eine Freundin haben dürfen. Mit 17 flieht er nach Rom, wo er versteht, dass das Leben dort genau so hart sein kann wie in Marokko. Er wird im Gefängnis von Bonbons träumen.

Letzte Woche sagte Präsident Barack Obama in seiner Rede an die Muslimische Welt in Kairo, dass die Geschickte des Westens von einer friedlichen Koexistenz und Kooperation mit der Islamischen Welt abhängen. Was sagen Sie zu dieser Botschaft?

In einem Interview beschreibt der sizilianische Schrifteller Sciascia 1987, wie die Sizilianer ihren Reichtum der arabischen Kolonialisierung schuldeten: von den Zitronenplantagen über Thunfischerei bis zum Namen Sciascia selbst. So ist das auch mit den Europäern, Italienern und Deutschen, die damals nach Rumänien gegangen sind. Damals waren sie die armen Migranten die als Zimmermädchen oder als Tagelöhner arbeiteten. Manchmal vergessen wir das.

Il vantaggio di essere minoranza.


Amara Lakhous, scrittore italo-algerino, racconta la sua vita nell’Italia multiculturale e il nuovo capitolo della sua vita a Berlino.

Amara Lakhous, scrittore di origine algerina, dopo 13 anni di lavoro a Roma si trasferisce a Berlino. Come si trova nella capitale tedesca?

Roma è una città antica con un’identità già definita. Berlino sta ancora curando la cicatrice del muro, una ferita ancora aperta a cui tutti possiamo dare un contributo. Berlino è fragile, economicamente, come poche altre città in Germania. Ma questo è vantaggio per elaborare un modello nuovo. Berlino è poi la città che sognavo da 20 anni. Quando studiavo filosofia ad Algeri, alla fine degli anni ‘80, cominciai un corso al Goethe Institut. Pochi mesi più tardi l’istituto dovette chiudere a causa del fondamentalismo islamico.

Il suo libro “Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio” è ambientato a Roma. Esiste una Piazza Vittorio anche a Berlino?

“Scontro di civiltà” è la storia dell’incontro delle culture in un quartiere di Roma, piazza Vittorio appunto. Sicuramente Kreuzberg e Neukölln sono i quartieri dove questo incontro è più evidente qui a Berlino. Come gli italiani emigrati in Germania ben sanno, far parte di una minoranza costringe a porsi domande e ridefinire la propria identità quotidianamente. Quando sono arrivato a Roma 13 anni fa facevo parte di una minoranza e ho dovuto ridefinire la mia posizione di studioso islamico. L’anno scorso ho ricevuto la cittadinanza italiana. Adesso sono considerato italo - algerino. Ma questa identità è un’etichetta dettata dalla maggioranza.

Nei suoi romanzi si parla di immigrazione, di incontro di culture, e nel suo prossimo lavoro “La pazienza delle donne” di sfruttamento della prostituzione: il suo è un lavoro da romanziere, da giornalista o da sociologo?

Quando alla Sapienza ho lavorato al mio dottorato in antropologia mi pareva di aver molto tempo per informarmi ma poco contatto con la gente. Come mediatore culturale a Piazza Vittorio godevo del contatto quotidiano con gente di tutto il mondo, ma mi mancava il tempo per raccontare. Quando infine ho lavorato come giornalista alla Adnkronos non c’era spazio per curare la forma della notizia. Da scrittore invece riesco a coniugare il meglio del sociologo, del mediatore culturale e del giornalista.

Lei lavora per vivere o vive per lavorare?

Io lavoro per vivere, ma vivere di letteratura è una scommessa.

Tuttavia il suo ultimo romanzo “Scontro di civiltà” vende in Italia 45.000 copie e viene pubblicato in sei lingue, ultima la traduzione tedesca. Cosa rende un ascensore di Piazza Vittorio un prodotto di esportazione anche fuori Roma?

Il mio romanzo anticipa il futuro: se vuoi vedere l’Europa tra 20, 30 anni vai a Piazza Vittorio o a Kreuzberg. In tali quartieri il concetto d’integrazione è superato per far spazio all’incontro e all’accettazione nel rispetto della legalità. Già oggi l’integrazione in Italia non è possibile perché non esiste più un solo modello di riferimento a cui ci si deve integrare: l’Italia è già un Paese di culture eterogenee. Dopo l’undici settembre si è parlato di scontro di civiltà: è stata la scoperta dell’acqua calda. Popoli e culture si sono sempre mescolati. Una volta erano gli italiani o i tedeschi che andavano a cercare lavoro in Romania lavorando come muratori o braccianti; ma che gli immigrati una volta erano gli europei lo si dimentica spesso.

Come crede che lo scrittore possa portare un contributo al dibattito sull’immigrazione?

Lo scrittore siciliano Sciascia in un’intervista su Panorama nel 1987 faceva notare come tutta la cultura sia in fondo un incontro di culture. Lo stesso nome Sciascia deriva da una parola di origine araba che significa “capello”. E il paese dello scrittore, Raccalmuto, significa “villaggio morto” in Arabo. E secondo Vincenzo Consolo tutta la Sicilia era un Paese morto prima dell’arrivo degli arabi, senza agrumi, senza i suoi bellissimi giardini pensili e senza la pesca al tonno. Il dibattito seguito all’undici settembre ha dimenticato che un c’è sempre stata una compatibilità tra culture. E che la compatibilità è la cultura stessa.

Ma in questa situazione qual è il ruolo della letteratura?

L’impegno sociale dell’intellettuale sul modello francese che va da Zola a Foucault, è scomparso. L’intellettuale oggi è corrotto perché recita la parte del format che lo ospita e ne diventa il clown: assistiamo a dibattiti televisivi assurdi, come ad esempio quello tra Vattimo e Borghezio. Oppure Mughini, un tempo attivo in Lotta Continua, adesso si lascia fischiare a Controcampo.

All'estero, l’immaginario sugli italiani è in genere quello di persone aperte, solidali, simpatiche. Amedeo, l’algerino protagonista di “Scontro di civiltà”, vive in un clima xenofobo. L’immagine dell’Italia all’estero sta cambiando?

Ci sono alcuni episodi deleteri per l’immagine dell’Italia all’estero: come la proposta di prendere le impronte digitali dei bambini Rom. Ma l’idea che l’Europa sia il paradiso in terra e che tutti gli europei siano ricchi cresce al di fuori dell’Europa. In un racconto ho narrato la storia di un ragazzo di Tangeri, in Marocco. Durante la sua infanzia pensa che se fosse nato solo 16 km più a Nord sarebbe nato spagnolo e, come i suoi cugini in Francia, avrebbe potuto mangiare caramelle tutto il giorno invece di riceverne una e doverla contendere con i suoi otto fratelli. Da ragazzo innamorato di una ragazza, continua ad invidiare i cugini francesi che potevano tenere il loro amore all’oscuro dei genitori. A 17 anni scappa poi a Roma, dove scopre che il benessere che sognava si ottiene attraverso il duro lavoro o, più facilmente, attraverso attività criminali. Arrestato per spaccio, sognerà le sue caramelle in prigione.