martedì, febbraio 24, 2009

La Fecebookizzazione della società- ovvero- il social network asociale


Cosa osserverebbe un antropologo proveniente da Marte arrivando sulla terra? Noterebbe una società organizzata burocraticamente come la descriveva Max Weber nel 1905? O imperniata sulla razionalità, la velocità e l’efficienza della produzione di massa come propone Ritzer in the Mcdonalisation of Society (1993)? Se facesse un giro per le strade e gli uffici avrebbe forse questa idea: le azioni dell’uomo sono dominate dalla razionalità e dall’efficienza; socievolezza, creatività, religione, arte, sviluppo della personalità e legami sociali sono fievoli e mantenuti quel tanto da garantire una maggiore efficienza. La famiglia è l’oppio del manager. L’uomo costretto a spostarsi per lavoro, non ha tempo per conoscere nuove persone. Le relazioni di genere razionalizzano la lunga e inutile fase della scelta del partner e inventano lo speed dating: si ha l’opportunità di conoscere un potenziale partner in 60secondi e alla fine dei quali si deve decidere se si è interessati o no. L’uomo ricerca gratificazioni istantanee massimizzando il tempo per raggiungere un obiettivo: il one-night-stand, prima monopolio maschile, è ora un rito di passaggio obbligatorio prima di una relazione stabile a cui anche le ragazze si sottopongono per garantirsi forti emozioni senza interferenze e sacrifici nella vita lavorativa. L’uomo spende sempre più tempo in non-luoghi , l’aereoporto, il centro commerciale, l’ikea, la stazione, l’ascensore, l’autostrada. Costruiti per essere efficienti non vi è prevista alcuna forma di solidarietà tra persone che li condividono; per informazioni o assistenza bisogna rivolgersi al personale addetto o ad un call-center. Gli uomini non hanno bisogno di parlare tra loro: ad ogni domanda è preposto un tecnico o uno studioso specializzato. Inoltre anche se volessero non potrebbero: viaggiatori e passanti ascoltano musica, controllano la posta elettronica dal loro smart-phone, leggono, studiano per diventare studiosi specializzati. L’avanzamento tecnologico sembra perseguire l’obiettivo di atomizzare la vita dell’uomo e emanciparlo dal bisogno dei suoi simili. Il progresso degli ultimi 40 anni non è stato altro che una massificazione di prodotti che prima erano privilegi di pochi: il computer è diventato personal, e poi portatile; ha snellito la burocrazia o per lo meno ha eliminato alcuni spostamenti o attese agli sportelli. Analogamente il telefono cellulare ha sostituito via via le cabine telefoniche pubbliche. L’automobile personale ha reso l’uso dei mezzi pubblici inutile, salvo poi aumentare ingorghi e inquinamento. Dopo la perdita di legami di clan o di famiglia, dovuti alla mobilità e alla condizioni di lavoro, la società è atomizzata, ma estremamente razionale ed efficiente. Il tempo libero è dominato dallo stesso principio: le prestazioni umane devono essere sempre migliori, portare più emozioni ed essere veloci. Il parapendio, il paracadutismo per sentire una scarica di adrenalina. Jogging per uomini che si spostano in jet. L’aereo a basso costo per passare un fine settimana in una spiaggia esotica, lo skilift per conquistare velocemente la vetta. L’uso di farmaci è diffuso in tutti i settori: nello sport (anabolizzanti), nel sesso (viagra), nelle discoteche (ecstasy), nella vita quotidiana (prozac). Sia tra gli alti vertici dell’industria automobilistica sia tra i liceali di Caorle , tanto più il lavoro risucchia apollinea concentrazione tanto più il fine settimana infonde nell’animo dionisiaca voglia di valicare ogni limite.
Se l’antropologo di Marte ci desse l’onore di fermarsi più a lungo sulla terra e se si volesse togliere la curiosità di sbirciare in internet? Internet un medium che rende possibile la comunicazione di massa personalizzata, in cui la pubblicità si adatta ai contenuti della mail che scrivo, in cui si può googleare ogni domanda sicuri di trovare la risposta di un esperto, sembra un catalizzatore di atomizzazione, un ulteriore passo nella società mcdonaldizzata. In internet fioriscono le agenzie per la ricerca del partner: il sito francese meetic con quasi un milione di single offre una ricerca raffinatissima del partner ideale. Per non parlare della pornografia accessibile senza rischio di perdere la faccia. La rete accelera la mobilità, e la comunicazione col mondo. Le notizie corrono e sono accessibili non appena l’uomo ha tempo libero. Una mail permette la comunicazione rapida anche in non compresenza fisica e temporale, superando in velocità e nella possibilità di controllare la comunicazione anche il telefono. L’integrazione del telefono portatile e della mail negli smart-phones come il Blackberry o l’I-pod è la sintesi dei privilegi dei due media e un ulteriore passo verso l’efficacia 24 ore al giorno.
Il marziano però noterebbe proprio in questa tendenza a estendere la produttività oltre le mura dell’ufficio e oltre l’orario del cartellino alcune falle nel sistema della società mcdonalizzata. Il telefono portatile permette di stare in contatto con il lavoro e con gli amici allo stesso momento. Chat e giornali durante il lavoro distraggono e rendono inefficienti. Se la mail risulta meno intrusiva del telefono dato che la lettura non interrompe un’altra attività, servizi offerti dagli stessi provider di posta elettronica, avvisano in tempo reale dell’arrivo di una mail. Il vantaggio della mail, quindi, non è quello di rendere la comunicazione più veloce meno intrusiva in altre attività, ma di renderla più controllata e meno spontanea, di evitare le gaffes e di pianificare meglio la conversazione. La contaminazione di sfera pubblica e sfera privata è evidente anche negli oggetti della vita quotidiana: il telefono portatile integra la macchina fotografica e il video game. La compenetrazione di privato e pubblico ritorna a passo di gambero a una società prefordista. Internet permette di abbattere la funzione del mediatore affidando la selezione della merce all’utente stesso: figure come il cassiere, il bigliettaio, il postino, il venditore di scarpe…sono assorbite dall’internauta che deve acquisire competenze generaliste per giudicare la qualità di un paio di scarpe, il biglietto più conveniente per viaggiare, il modulo da stampare per una data richiesta. A passo di gambero si corre verso una società non specializzata, dove tutti fanno tutto senza essere esperti in niente. Analogamente guardando con attenzione, l’antropologo osserverebbe come è ancora importante affidarsi alla fama e all’opinione collettiva, osservare il feedback di sconosciuti per la scelta di prodotto, discutere in forum sui temi più disparati e affidarsi a un pubblico sconosciuto e facilmente manovrabile per fare le scelte più personali e importanti. L’antropologo considererebbe anche come la rete pulluli di gruppi accomunati da interessi rarissimi e come sia possibile riparare o ricreare ex-novo reti sociali spezzate o altrimenti difficili attraverso la frenesia della società mcdonaldizzata. Con l’avvento del web 2.0 in rete si affacciano nuove identità con esistenza più o meno fittizia, la cui unica credenziale è quella di avere una presenza nel web.
Di tutto questo non si è accorto un marziano ma i creatori di Face book e C.. Non a caso i social network nascono negli Stati Uniti, società mcdonalizzata per eccellenza, e che dispone di un numeroso gruppo di pubblico già socializzato alla rete, disposto a sostituire il contatto interpersonale faccia a faccia con il contatto mediato. Facebook non sarebbe diventato così popolare senza alcune caratteristiche nella società: si è sviluppato tra studenti universitari che, abituati a una lunghe attività al computer, godono di notevole flessibilità nei tempi di studio. Salvo forse nei periodi precedenti agli esami molti studenti possono permettersi di prendere frequenti brevi pause. Per chi è collegato alla rete, giovane e ha voglia di conoscere nuove persone o di ritrovare vecchi amici, questo significa entrare in un social network. Ma tali sistemi di comunicazione sono così evoluti da sostituire la varietà e la complessità della comunicazione faccia a faccia? Sicuramente questa piattaforma offre il vantaggio di controllare la propria identità più facilmente che nell’interazione spontanea: come gli studenti americani già devono fare per presentare domanda d’accesso ai college, o per iscriversi a Facebook è necessario fornire una presentazione di sé: per stabilire la propria identità è importante stabilire il gruppo di appartenenza, che negli Stati Uniti è il college che si frequenta, oltre a un’ autoschedatura che comprende età, genere, religione, stato sociale ed idee politiche. Dopo la perdita dei clan e l’isolamento dell’individuo questi sono i fattori soci-biografici necessari per stabilire la fiducia con un individuo sconosciuto. Ma Facebook è molto di più di un semplice elenco anagrafico dei suoi membri: nelle sue pagine è possibile dare voce alla propria identità attraverso varie scelte per personalizzare la propria pagina. La foto: viviamo nella generazione autoscatto, dove ragazze e ragazzi socializzati all’immagine di sé hanno imparato a mettersi in posa. Le studentesse americane ricorrono ai modelli proposti nella pubblicità dalle starlette; si mostrano di tre quarti, meglio se con una gamba leggermente inclinata, dando movimento alla loro immagine e risaltando il profilo. Perché questa posa innaturale ricalcata su modelli da MTV? Questo lo vedremo tra poco. L’utente dispone dei mezzi per darsi un tono: può costruire la propria identità e ha più controllo della situazione di quanto succeda nell’interazione faccia a faccia; egli può dichiarare la sua passione per Delitto e Castigo e nessuno gli chiederà a bruciapelo cosa pensa del dialogo tra Raskol'nikov, e il giudice istruttore Petrovič. Non solo l’utente è protetto nel costruire la propria identità, ma non è costretto ad esporsi mentre cerca informazioni private riguardo la vita degli altri. Sul muro gli amici possono lasciare un Feedback costruendo la reputazione del compagno. Inoltre il numero stesso degli amici, indifferentemente dalla qualità e dalla profondità dell’amicizia, aggiunge prestigio: molti amici molto onore. L’identità poi è stabilita in base alle note sulla propria attività: dei brevi messaggi che raccontano all’entourage amicale non tanto quello che facciamo, ma quello che vogliamo che gli altri sappiano di ciò che facciamo: ad esempio “Sto studiano giorno e notte”, “Sono contenta per l’arrivo del mio ragazzo”. Qui il self viene ridotto allo stereotipo che l’utente fornisce di se stesso. Aberrante risulta il fatto che ,ancora poco socializzati alla gestione di una propria vita pubblica mediatica, molti descrivono se stessi alla terza persona: “Nicola sta scrivendo un articolo”. Solo chi aggiorna frequentemente la sua attività riceve risonanza nel network comparendo in prima posizione tra la lista degli amici. Questi può anche avere un controllo maggiore su ciò che gli amici scrivono di lui sul suo muro gestendo a piacere la propria reputazione. Gli altri sono solo nomi. Chi vuole essere vitale nella rete deve aggiornare spesso la sua attività, ma che aggiorna spesso la sua attività non può fare veramente una vita attiva. Sublime astuzia di Facebook.
In questa breve carrellata delle funzioni base di Facebook si noteranno alcune caratteristiche che fanno di Facebook un archetipo della società mcdonaldizzata. La socievolezza in Facebook è regolata dal principio dell’efficienza e della gratificazione istantanea: solo chi è attivo è visibile per gli amici, inoltre grazie alla foto e alla breve scheda della lista di amici è possibile tenere d’occhio in modo efficace i dati altrui scoprendo chi è al momento sul mercato, chi è single chi non lo è più. La perdita della spontaneità nelle relazioni interpersonali, resa palese dal fatto che gli amici resi partecipi delle vicende private sono centinaia, decreta la nascita della “vita privata pubblica”, prima appannaggio solo di protagonisti di rotocalchi che potevano dare in pasto a paparazzi i loro nuovi amori o i figli neonati. Questi sono i modelli, almeno iconografici, degli under 30 in Facebook.
Se da una parte Facebook è una radiografia della società dell’efficienza, dall’altra è possibile vedervi una commistione di vecchie e nuove esigenze sociali. Anche se la società è costruita su principi razionali che escludono l’importanza di legami emozionali, l’uomo continua ad essere un essere sociale, e se non è più di moda essere socievoli in treno, in ascensore etc, allora cerca e trova in internet amici di cui ha perso i contatti o#altri# che vuole conoscere. L’uomo ha bisogno di condividere esperienze con i suoi simili: in Facebook la partecipazione sociale avviene iscrivendosi a gruppi e esponendosi in questo timido modo per ogni possibile causa. L’incredibile capacità di Facebook di adattarsi alle caratteristiche idiosincratiche di ogni società (tecnologica) è causa della sua estesa diffusione: non c’è ancora un galateo del Face book, ma se ci fosse seguirebbe i codici del Paese in cui ci si trova. In America, Professori non invitano gli studenti a diventare loro amici, né a maggior ragione lo fanno i genitori; in Italia, Paese in cui i legami campanilistici e di famiglia sono più radicati può succedere. Anche se il lavoro vorrebbe lo studente (o l’impiegato) concentrato e collegato alla rete per ricevere velocemente informazioni, l’uomo ha bisogno di una connessione virtuale con il gruppo dei pari. Facebook diventa un piccolo villaggio fatto di pettegoli, delatori, eroi, gran saggi che ci portiamo in giro per il mondo. I canoni della società tradizionale vengono adattati ai nuovi media.

Come back from New York


Vor der Abfahrt
Da ich nicht unmittelbar in ein Forschungsprogramm einer amerikanischen Universität eingebunden war, sondern in erster Linie als unabhängige Forscher die Kurse besuchte, hing der Ablauf meiner Reise ausschließlich von meiner eigenen Planung ab. Ich hatte schon im Vorfeld alle Dozenten angeschrieben, bei denen ich einen Kurs besuchen wollte, und mich über die Programme anderer Hochschulen schon informiert. Das ist in der Regel zu empfehlen, weil das Graduate Center auch mit anderen New Yorker Universitäten wie z.B. der Columbia und New York University (NYU) kooperiert.
Ich hatte die Kosten, die Wartezeiten und den wegen der Sicherheitsmaßnahmen verstärkten bürokratischen Ablauf, um das Visum zu erhalten, unterschätzt. Solche Arbeit im Vorfeld hat mich etwa 200 Euro und zeitintensive Fahrerei gekostet.
Sehr nützlich schon im Vorfeld hat sich auch die Webseite www.craigslist.org erwiesen - bezüglich der Zimmersuche, des Fahrradkaufs, oder Englischkurse.

Beim Ankommen
Hingegen war der bürokratische Ablauf an der Universität sehr effizient: die Einschreibung an der Universität und in der Bibliothek konnte ich innerhalb von zwei Stunden erledigen. Trotzdem waren die ersten Tage in New York sehr anstrengend und manchmal frustrierend. Die voluminöse und für mich ungewöhnliche Räumlichkeit und zyklopische Entfernungen, die übergreifende Technologie, das schon begonnene Semester und nicht zuletzt einige Schwierigkeit mit dem amerikanischen Akzent haben mir anfangs sehr viel Energie und Zeit gekostet. Da ich auf mich selbst gestellt war, hatte ich natürlich eine größere Verantwortung für meine Zeitplanung, doch war ich auch entsprechend flexibler und konnte viele akademische Veranstaltungen nach meinen persönlichen und konkreten wissenschaftlichen Bedürfnissen ausrichten. Hier hat mir die berühmte Lockerheit und Freundlichkeit der Amerikaner, besonders der Dozenten, sehr geholfen. Innerhalb einer Woche konnte ich mich unabhängig wie in meiner Heimathochschule bewegen.
Außerdem hat mir persönlich und fachlich das Netzwerks der SDW-Stipendiaten geholfen: eine Facebook-group wurde von Stipendiaten in Boston eingerichtet, und das hat gegenseitige Besuche ermöglicht.
Mit meinem deutschen Handy konnte ich keine amerikanische Sim-Karte benutzen. Im Telefongeschäft sind aber billige Handys mit entsprechender wieder aufladbarer Sim-Karte für insgesamt 30-40 Dollar zu erhalten. Die Tarife sind leider sehr teuer, sodass ich für längere Aufenthalte lieber andere Verträge empfehlen würde.

Finanzen -Wohnen
Ein Monat nach meiner Abfahrt habe ich eine Pauschale für Unkosten für Flug und Krankversicherung von der SDW erhalten; die Boarding-Card wird als Beleg erbeten. Dank des für uns günstigen Kurses mit dem Dollar waren die Lebenshaltungskosten in New York nur gering höher als in Heidelberg. Die verschiedenen amerikanischen Gewohnheiten (sich immer mit öffentlichen Verkehrsmitteln bewegen, oft unterwegs essen…) führen aber zu einem aufwendigen Lebensstil. Auch die Mieten waren in Manhattan auffällig hoch (ca. $1000/Monat für ein Zimmer). Da ich gerne mit amerikanischen Studenten leben wollte, habe ich ein Zimmer in einer WG gefunden, in der Bronx. In solchen Vororten (Queens, Brooklyn, und der südliche Teil der Bronx) sind die Mieten mit dem SDW-Stipendium und eventuell ein bisschen Epargnissen gut bezahlbar (ab $600) und der Weg zum Graduate Center (34. Street) innerhalb von 30 bis 40 Minuten mit der U-Bahn machbar. Der Ruf der Bronx spiegelt nicht mehr die Wirklichkeit wider; ich habe mich dort nie in Gefahr gefühlt.
Am Anfang war meine Hauptfrage, ob man viele Unkosten haben würde, wenn man die deutsche Kreditkarte benutzt und Geld aus dem Automaten mit der deutschen Debit-Karte abhebt. Obwohl das auch eine Möglichkeit gewesen wäre, habe ich mir ein Konto bei der Bank of America eröffnen lassen, und die entsprechende ATM-Debit-Karte benutzt. Es ging sehr leicht auch ohne die social security number. Übrigens hat die Bank of America zahlreiche Geldautomaten in Manhattan (und in den USA allgemein).

Bibliothek
Die für meine Forschung wichtige Literatur war meistens am Graduate Center vorhanden. Die dortige Bibliothek hat bis 23 Uhr geöffnet. Zugang hatte ich auch zu anderen Dissertationen, die sich mit ähnlichen Themen beschäftig haben, deren Existenz mir kaum bewusst war. Außerdem konnte ich Material per Fernleihe bestellen: die gefragten Artikel bekam ich den folgenden Tagen als Pdf gescannt und per E-Mail geschickt. Eine Innovation, die ich in Heidelberg noch nicht gesehen habe. Mein Referenz-Professor am Graduate Center konnte mir auch eine Erlaubnis für den Zugang an die Bobst-Library besorgen, zu dem normalerweise nur Studenten der New York University (NYU) befugt sind. Der Aufenthalt in einem solchen Tempel der Wissenschaft hat nicht nur meine Bibliografie bereichert, sondern auch viele Einblicke in die amerikanische „undergraduate“ Welt ermöglicht.

Akademische Kontakte
Was mich besonders positiv beeindruckt hat war die Bereitschaft und die Freundlichkeit der Dozenten. Am Graduate Center haben regelmässige Veranstaltungen (etwa evening lectures, Syntax Supper, Psycholinguistic evening…) stattgefunden, bei denen ich die Gelegenheit hatte, mit Dozenten und Doktoranden außerhalb des Unterrichts über wissenschaftliche Themen zu sprechen. Leider waren die Doktoranden meistens sehr beschäftigt, sodass nur wenige angenehme Gespräche lange dauern konnten. Sehr gewinnbringend haben sich die Möglichkeiten erwiesen, Teile von meinen Forschungsergebnissen in einem Unterricht und in einer Konferenz darzustellen. Dozenten und Studenten sind dort gewohnt, Gäste zu haben, und fremde Akzente sind problemlos akzeptiert. Auch wenn Vorträge von Gästen dort die Regel sind, empfehle ich das Interesse rechtzeitich zu äußern.


Schlusswort
Ich würde heute diesen Auslandsaufenthalt wieder genauso planen, evtl. würde ich jedoch diesmal noch vor Semesteranfang ankommen, um mich erst an das Stadtleben zu gewöhnen. Ich habe schon erwähnt, dass das Ziel für meinen Aufenthalt eine intensive Auseinandersetzung mit Experten meines Dissertationsthemas war. Aber die Amerikaner und ihr soziales System können selber für untersuchenswert gehalten werden. Besonders New York bietet zahlreiche heterogene Kulturen, die unzählige Interessen wecken können. In interkultureller Hinsicht habe ich durch diesen Amerikaaufenthalt nicht nur mein eigenes Amerikabild relativiert und das Klischee des Amerikaners destrukturiert, sondern habe auch meine eigene Herkunft und Sozialisation als Italiener, und als Europäer, neu gedacht und wahrgenommen. Extrem beeindruckend war die Wahlkampagne, die ich zum Glück am Ort des Geschehens verfolgen konnte. Ich konnte die frischen enthusiastischen Wähler ansprechen, und der Sieg aller Minderheiten miterleben. Mit Spannung und Mitgefühl habe ich auch die Finanzkrise in der Wallstreet verfolgt, sowie Traditionen und Feste wie Halloween, Thanksgiving, Hanukkah, und Weihnachten mit neuen Augen gesehen. Ich hatte den Eindruck, in einer Insel in der Mitte der Welt zu sein.