sabato, novembre 21, 2009

Vita di uomini non illustri. Laleli


La sua vita oggi Laleli non l’avrebbe neanche potuta immaginare pochi mesi fa. Né lei ne tantomeno la sua famiglia.

Laleli ha 24 anni. Laleli si è sposata da due mesi. Laleli è incinta di otto settimane. Ma che sia sposata e che diventerà madre questo la sua famiglia ancora non lo sa. Ancora tre mesi fa Laleli studiava legge all’università di Xinjiang in Cina. Laleli però non è cinese. È Uyghur e -dice- viene dal Turkestan orientale.

Sette milioni di Uyghur vivono in questa provincia all’estremo ovest della Cina, ai confini con il Kazakistan. Il Turkistan orientale occupato in gran parte dal deserto, ma dal sottosuolo ricco di petrolio e gas naturale, rappresenta quasi il 20% del territorio cinese. Nei prossimi 15 anni 50 milioni di Cinesi Han saranno trasferiti in questa regione. Il piano è già cominciato quasi 20 milioni di Cinesi Han vivono a tuttoggi in Turkistan orientale e queta migrazione ha aumentato le difficoltà economiche e le disuguaglianze sociali. Non c’è lavoro per tutti e il partito comunista dà la precedenza agli Han che si trasferiscono dall’est. Gli Uyghur possono aspettare. Sono musulmani, parlano una lingua uralico-altaica che scrivono con un alfabeto simile all’arabo, sono sempre stati al di fuori della lunga muraglia che ha protetto l’impero cinese. Nel 1949 per un anno hanno formato uno stato indipendente, poi inglobato nella repubblica popolare cinese. Sono il 2% della popolazione e secondo stime governative sarebbero ancora di meno. Non possono fare il servizio militare per paura che imparino a usare armi e le usino in una rivolta anticinese. Laleli ha imparato l’Uyghur in casa, ma in Cina non lo può parlare in luoghi pubblici: ha imparto a scriverlo in famiglia, ma i libri in questa lingua sono proibiti. Dopo la rivolta dello scorso cinque luglio gli Uyghur sono sorvegliati speciali: per tre mesi Laleli non ha potuto avere accesso alla posta elettronica, né fare telefonate all’estero. Anche adesso per dare notizie ai suoi genitori deve telefonare a un'amica a Pechino che riferisce poi a Xinjiang. Per il suo passaporto ha aspettato 12 mesi, e per il visto ha pagato 5000Yuan. Un cinese Han ne paga 1000 e aspetta in media un mese. Lali con il suo visto sarebbe potuta andare solo in Kazakistan. Poi da li, pagando qualche funzionario è riuscita a ottenere un passaporto per la Turchia.

Laleli è arrivata a Istanbul senza un soldo, solo un indirizzo in tasca. Quello dell’uomo che avrebbe sposato di li a due giorni. Laleli e Tursun si sono conosciuti in Internet due anni fa. Lei studiava Giapponese -la cui grammatica è molto vicina all’Uyguhru e sperava di andare un giorno in Giappone-. Lui era medico 35enne viveva con i genitori in una tradizionale famiglia Uyguhru di Istanbul. Avvantaggiati dalla vicinanza linguistica e etnica 300 mila Uyguhru hanno trovato in Istanbul la loro capitale d’elezione. Sentono di appartenere allo stesso albero, che oltre ai Turchi raccoglie parte dei Kazaki e altri gruppi etnici. Hanno in cumune la stessa storia: Gengiskan, Tamerlano, Attila...

Il visto di Laleli durava 30 giorni. Il visto è scaduto e suo marito è fa parte di un movimento per l’autonomia del Turkistan Orientale. Se Laleli rientrasse in Cina e raccontasse la sua storia finirebbe in prigione. Ma tutto questo,il matrimonio, il bambino che aspetta, alla sua famiglia in Cina non lo potrà mai raccontare per non mettere a repentaglio i sui cari.

sabato, novembre 14, 2009